Milano

Porta Romana

CONSIGLIATO DA MOSCASIMONE IL MON MAR 29 11:11:08

Porta Romana

Porta Romana

Tra gli spicchi che si innestano sul centro, quello chiuso da Porta Vittoria da un lato e San Gottardo dall’altro non pare avere grande fretta di cambiamenti. Il ritmo delle mura e del traffico rispetta la cadenza residenziale dei movimenti e incoraggia la commerciale vita minuta delle vetrine, sopra le quali resistono rare insegne di ferramenta, elettricisti, prestinai. La resistenza di un tessuto sociale ancora molto milanese tiene vivo un forte senso tradizionale, mai tendente al bigotto. E’ come presente la memoria della campagna aperta a sud, da un lato, e della città dall’altro.

Abitudine e mutamento. La Rotonda della Besana ad esempio, ai confini dell’estremità nord, fu il grande foppone (foppa per dire fossa, quindi cimitero) dell’Ospedale Maggiore per oltre 80 anni. Al centro c’è la chiesa di S. Michele ai Nuovi Sepolcri del 1713 e intorno il successivo recinto del 1725. Dentro ci sono passati almeno 150.000 morti, prima che i loro resti fossero trasferiti agli inizi dell’Ottocento in nuovi ossari. Abbandonato, poi all’arrivo delle consuete epidemie di nuovo rifugio per i malati in quarantena, oggi è uno degli spazi espositivi più utilizzati della città.

Non molto lontano, tornando verso il centro, si trovano i Giardini della Guastalla, che quasi certamente furono tra i primi esempi di parco recintato interno alle mura, quando crebbero attorno all’omonimo collegio. Dedicato alle fanciulle e fondato nel 1555, l’ex-collegio si trova al 6 di Via Guastalla. Tra gli alberi secolari, una bellissima vasca da pesca costruita nel XVII secolo e, sparpagliate, altre decorazioni anteriori si aggiungono ad un raro verde urbano mai troppo affollato. Da Porta Romana si arriva a Piazza Medaglie d’Oro. Il grande arco del 1598, dedicato a Maria Margherita d’Austria, è l’inizio di Corso Lodi e dell’Autostrada del Sole. Casello gratuito d’ingresso e uscita non riconosciuto, un tempo era parte del sistema murario spagnolo: il buon pezzo che rimane sulla piazza del baluardo difensivo oggi avvolge un centro termale.

Parallela corre Via Muratori dove sempre più vanno concentrandosi studi creativi, insediati in vecchi capannoni edili. Un culto antichissimo si tramanda invece nella Chiesa di Santa Maria del Paradiso in Porta Vigentina. E’ quello del tredesin del mars, del 13 marzo. Le celebrazioni, legate alla figura di San Barnaba, popolarmente ritenuto il primo evangelizzatore di Milano, nel XVIII secolo si trasferirono dal verziere, Largo Augusto, a Porta Romana, insieme alla pietra dove si dice il Santo piantò predicando la croce, appena giunto a Mediolanum. La Pietra, 13 raggi e un buco in mezzo, è oggi conservata a Santa Maria e si ritiene possa essere un manufatto di origini celtiche, così come la festa del tredesin, con il suo mercato dei fiori, è un arcaico benvenuto alla primavera.

In Via Bligny, mentre l’Università Bocconi cresce di una nuova sede non molto intonata al contesto folcloristico, al numero 42 da un portone sempre ben sorvegliato dagli abitanti come un dazio doganale, si accede alla cosiddetta casbah, malfamata casa di ringhiera cui si può dire somigliavano fino alla prima guerra anche le altre della zona. Da Piazza XXIV Maggio si assiste al cantiere della Darsena, uno degli ultimi navigli sopra il quale si alzerà il nuovo mercato del pesce accanto a una miriade di infrastrutture grandi e piccole, che faranno da corollario alle altre idee dell’Expo.

A destra, in Via Porta Ticinese, Milano può già vantarsi della Basilica di Sant’Eustorgio. Antico cimitero tardo romano, poi santuario che ebbe in custodia le reliquie dei Re Magi, per due secoli è stata per Visconti, Della Torre e Sforza la sepoltura più in vista della città e, per i Vescovi, il luogo dove consacrare la propria elezione. Di qui la generosità delle decorazioni. Nella chiesa a tre navate, all’opera nelle cappelle si trovano Giovanni da Balduccio, Maestri Campionasi, Bergognone. Probabilmente di Michellozzo è invece il disegno della Cappella Portinari, uno dei monumenti più celebrati di Milano.

Dentro è l’arca di San Pietro Martire che Giovanni Balduccio ha scolpito dal 1336 al 1339 e dedicata al Santo veronese morto nel 1252, accoltellato per vendetta dai sicari di un uomo potente indagato troppo a lungo. Sulla volta Vincenzo Foppa in quattro tavole racconta la vita del Santo. Gli affreschi sono emersi per caso nel 1871, dopo che erano rimasti coperti dagli stucchi barocchi. In San Gottardo resiste un tesoro di tutt’altra natura.

E’ una successione di case di ringhiera nate tra il Settecento e l’Ottocento, cortili lunghissimi, le costanti delle edicole dedicate alla Madonna e delle due aperture: una su Via San Gottardo, l’altra su Via Ascanio Sforza. Chiamato un po’ tedescamente il burg, i tunnel abitativi scavati tra una via e l’altra erano anche detti casari, perchè adibiti molte volte alla conservazione dei latticini, ai primi piani e nelle cantine. L’odore teneva lontani i passanti.

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